In forma divulgativa si illustrano questioni, opere e idee legate alla ricerca universitaria; inoltre si raccontano recenti eventi, scoperte, premi internazionali nei vari settori della cultura umanistica, scientifica e tecnologica. L'auspicio è di mettere al centro la cultura e la sua produzione in un linguaggio semplice ma non semplicistico, in un'atmosfera conviviale.
Intervista ad Alice Lemmo, tra gli organizzatori di "I mercoledì della cultura".
Ventinovesima stagione - Inverno 2026
Vincenzo Barone
Un duello intorno alla bomba? Sciascia, Amaldi e l’affaire Majoran.
13 maggio 2026
Nell’ottobre del 1975 apparve La scomparsa di Majorana, uno dei libri più noti di Leonardo Sciascia, incentrato sulla vicenda di Ettore Majorana, geniale fisico teorico scomparso misteriosamente nel 1938. Sciascia spiegò di averlo composto dopo aver sentito il premio Nobel Emilio Segrè parlare con soddisfazione del lavoro svolto sulla bomba atomica. Nel racconto, Majorana divenne così il simbolo dello scienziato che, di fronte alla prospettiva che le sue ricerche possano essere usate a scopi distruttivi, rifiuta la scienza e si ritira dal mondo. Subito dopo la pubblicazione del libro, si scatenò un dibattito – animato soprattutto da Edoardo Amaldi – attorno alle tesi sostenute da Sciascia, in particolare l’ipotesi che Majorana avesse compreso prima di tutti la possibilità di costruire la bomba atomica. La polemica coinvolse altri esponenti delle “due culture” e toccò un ampio spettro di temi: la scuola di Fermi, l’atteggiamento dei fisici tedeschi durante la guerra, il progetto Manhattan, la responsabilità individuale e sociale degli scienziati, il rapporto tra scienza e potere. A distanza di mezzo secolo, le questioni dibattute da Sciascia e Amaldi – giganti del nostro Novecento – continuano a essere di bruciante attualità.
Vincenzo Barone insegna Fisica teorica e Storia della fisica all’Università del Piemonte Orientale. Si è occupato a lungo di teoria delle interazioni fondamentali, affiancando al lavoro di ricerca un’intensa attività saggistica. È autore, oltre che di un manuale di relatività, di una decina di libri di carattere divulgativo e storico-critico, tra i quali L’ordine del mondo. Le simmetrie in fisica da Aristotele a Higgs (Bollati Boringhieri, 2013), La matematica della natura (con G. Giorello, il Mulino, 2016), E=mc2. La formula più famosa (il Mulino, 2019), Il Novecento in tasca. Scienza e cultura nel taccuino di Adriana Enriques (con M. Ciardi, Hapax, 2021). Ha curato edizioni delle opere di Poincaré, Fermi, Dirac, Lorentz. È stato direttore scientifico di “Asimmetrie”, rivista dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e collabora con “Il Sole 24 Ore-Domenica”.
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Giuseppe Celenza
La bellezza non è solo nell'occhio di chi guarda. Breve storia evolutiva del piacere e del desiderio.
15 aprile 2026
“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace, perché al cuor non si comanda e non serve la ragione” cantava Edoardo Bennato. Ma la bellezza è davvero soltanto soggettiva o culturale? E se invece ci fosse una radice biologica condivisa della bellezza? In The descent of man, and selection in relation to sex (1871), Darwin sostenne proprio questa tesi: che la bellezza è un elemento biologico che interviene nella selezione del partner. La selezione sessuale favorisce tratti che aumentano il successo riproduttivo degli individui, anche quando tali tratti comportano un costo per la sopravvivenza. Questa dinamica si fonda sulla capacità innata di percepire e desiderare la bellezza, traendone piacere e plasmando il comportamento di molti organismi viventi. Ma in definitiva, come osserva Carl Safina, queste capacità contribuiscono anche solo a farci sentire a casa, a proprio agio, felici e vivi su questa Terra.
Giuseppe Celenza èProfessore Associato di Biochimica clinica e Biologia molecolare clinica presso il Dipartimento di Scienze cliniche applicate e biotecnologiche dell’Università degli Studi dell’Aquila. Nell'ambito della Medicina di laboratorio si occupa dello studio dell'impatto delle prestazioni analitiche sull’interpretazione e sull’utilizzo dei dati analitici in ambito clinico. Dopo la laurea in Scienze biologiche e il dottorato di ricerca in Biochimica conseguiti presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha svolto periodi di ricerca in Bolivia e negli Stati Uniti, presso l’University of Notre Dame. Ha iniziato la propria attività scientifica nell’ambito dei meccanismi molecolari alla base della resistenza agli antimicrobici nei patogeni umani, focalizzandosi sul ruolo del sistema SOS quale meccanismo evolutivo di adattamento. Accanto all’attività scientifica, coltiva un interesse personale per la biologia evoluzionistica.
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Simona Bronco
L'era della plastica. Ascesa, caduta e rinascita di un materiale rivoluzionario
11 marzo 2026
L'ascesa dei polimeri sintetici ha rivoluzionato il progresso moderno, offrendo versatilità e resistenza grazie alla stabilità dei legami carbonio-carbonio. Tuttavia, la loro indistruttibilità è diventata la causa della loro "caduta": la degradazione fisica e chimica con la formazione dei detriti ha generato l'insidioso problema delle microplastiche, frammenti microscopici che contaminano la catena alimentare e gli ecosistemi globali.
Oggi assistiamo a una rinascita del settore attraverso il passaggio verso l'economia circolare. La sfida tecnica si è spostata dalla creazione di polimeri che si sono dimostrati essere “quasi eterni”, alla progettazione e preparazione di bioplastiche e allo sviluppo di processi di riciclo chimico, ad alta efficienza.
L'obiettivo è sia reinventare la plastica come risorsa rigenerabile, sia educare la società e, in particolare, le nuove generazioni verso un suo uso, ma anche un suo recupero consapevole.
Simona Bronco è primo Ricercatore all’Istituto per i Processi Chimico-Fisici del Consiglio Nazionale delle Ricerche e svolge la sua attività di ricerca presso l’Area Territoriale della Ricerca Cnr di Pisa.
La sua attività di ricerca riguarda lo studio della valorizzazione della componente polimerica negli scarti agro-alimentari e in alcuni settori manufatturieri attraverso la progettazione, preparazione e caratterizzazione avanzata di materiali polimerici biodegradabili e/o compostabili per la valutazione e riduzione dell’impatto ambientale.
Dopo la laurea in Chimica conseguita all’Università di Pisa, ha conseguito il dottorato in Scienze Naturali presso il Politecnico Federale di Zurigo dove ha condotto studi di catalisi omogenea per la sintesi controllata di tecnopolimeri di interesse industriale. Ha fatto poi ritorno a Pisa come ricercatore per l’INFM, Istituto Nazionale per la Fisica della Materia, seguendo progetti di ricerca a carattere industriale in stretto contatto con i poli tecnologici conciario e cartario, tutti indirizzati verso l’innovazione di prodotto e di processo nella direzione della sostenibilità ambientale. È autrice di 70 pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali e 3 brevetti. Attualmente coordina e partecipa a diversi progetti di ricerca regionali, nazionali e internazionali, collaborando sia con partner accademici che industriali.
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Marco Di Battista
La popular music inventa il pubblico: un viaggio nel tempo dallo swing allo streaming
11 febbraio 2026
Cosa lega l’euforia delle sale da ballo americane degli anni ’30 all’ascolto solitario guidato dagli algoritmi di oggi? Il viaggio di Di Battista inizia nel cuore della Grande Depressione, quando lo Swing divenne la prima vera colonna sonora universale, trasformando per sempre il jazz in un fenomeno pop di massa. In questo incontro verrà tracciato il filo rosso che unisce l’industria discografica delle origini alle rivoluzioni digitali del XXI secolo. Con una lente sociologica, sarà analizzata la metamorfosi della Popular Music: da rito collettivo nato attorno ai juke-box a esperienza individuale. Attraverso decenni di interazioni tra mercato, tecnologia e culture giovanili, si scoprirà come la musica abbia modellato i nostri gusti e la nostra stessa identità sociale. Dalle Big Band di Benny Goodman alle playlist di Spotify, emerge una verità affascinante: la musica che ascoltiamo non è mai solo intrattenimento, ma il riflesso fedele dei cambiamenti del nostro mondo.
Marco Di Battista è pianista jazz, compositore e saggista. Formatosi jazzisticamente negli anni '90 con Paul Bley e John Taylor e frequentando i corsi internazionali di “Siena Jazz”, ha prodotto 12 album come leader e numerosi altri lavori collaborando come sideman in diverse produzioni nazionali e internazionali. Docente di chiara fama, è titolare della cattedra di “Analisi delle forme jazz” al Conservatorio di Pescara. In oltre trent'anni di attività accademica nei principali conservatori italiani, ha insegnato pianoforte jazz, musica d’insieme jazz e tecniche d’improvvisazione jazz, contribuendo alla crescita di alcuni dei più stimati talenti della scena odierna. Personalità eclettica, ha curato programmi televisivi di divulgazione musicale e dirige dal 2000 il portale Jazz Convention. Alla produzione didattica (Improvvisazione Jazz Consapevole) e monografica (Lennie Tristano), ha recentemente aggiunto il saggio Soundtrack: una storia critica della popular music che analizza i legami tra tecnologia, industria e società dal secondo dopoguerra a oggi.
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Andrea Lazzarini
Metal organic frameworks. Da curiosità scientifica a Premio Nobel
21 gennaio 2026
I Metal Organic Frameworks (MOF), materiali ibridi porosi sintetizzati in laboratorio come pura curiosità scientifica, sono oggi al centro di una vera e propria rivoluzione tecnologica. Grazie alla loro struttura “a spugna” modulabile su scala molecolare, i MOF possono essere progettati per catturare gas, purificare acqua, immagazzinare energia e persino veicolare farmaci. Una storia che ci insegna come una scoperta passata inizialmente quasi sottotraccia abbia trovato applicazioni concrete nella vita quotidiana e nella lotta alle grandi sfide globali, dal cambiamento climatico alla salute. Un viaggio affascinante che mostra come la ricerca di base possa trasformarsi in innovazione, fino a meritare il massimo riconoscimento scientifico, il Premio Nobel per la chimica assegnato nel 2025.
Andrea Lazzarini è Professore Associato di Chimica Fisica presso il Dipartimento di Scienze Fisiche e Chimiche dell’Università degli Studi dell’Aquila. La sua attività di ricerca riguarda lo studio di materiali avanzati per la catalisi eterogenea, l’energia e la veicolazione di farmaci, con particolare attenzione ai materiali porosi e ai Metal Organic Frameworks.
Dopo il dottorato in Scienze Chimiche e dei Materiali presso l’Università degli Studi di Torino, ha svolto un periodo di attività di ricerca presso l’Università di Oslo, incontrando per la prima volta i Metal Organic Frameworks. Nel 2019 inizia la sua attività di ricerca presso l’Università degli Studi dell’Aquila, focalizzata sullo sviluppo di materiali magnetici per la catalisi, per poi ricominciare a lavorare con i Metal Organic Frameworks a partire dal 2022. È autore di 48 pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali, ha ricevuto il premio “ISIS Economic Award” del Science and Technology Facility Council del Regno Unito nel 2018 e il “Premio Robert Karl Grasselli” nel 2020 dal Gruppo Interdivisionale di Catalisi della Società Chimica Italiana per i suoi contributi nel campo della catalisi eterogenea. Attualmente coordina e partecipa a diversi progetti di ricerca nazionali, collaborando anche con partner industriali.
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Stagioni precedenti
I mercoledì della cultura sono organizzati da Adriano Angelucci, Marcello Crucianelli, Marco Di Francesco, Alice Lemmo, Marco Segala nell'ambito delle Attività culturali dell'Università degli Studi dell'Aquila.
La realizzazione grafica e il design del logo è opera di Judy Loda.